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martedì 13 marzo 2012

noble slut

nel sudore di sconosciuti che mi toccano e stancano
mi fermo nell'imbarazzo del dolore che non sento
e che potrei procurare.

chiusa a contare i passi nei pressi del blu,
lucida d'acque e calda di salti, 
me ne sto non paga e pagata
a respirare a intervalli di tempo che so. 

e a nascondere lo sguardo,
mentre mani da lavare
cercano e difendono e si allontanano da me, 
tornano, partono 
e poi si arrestano
sul mio seno umido di violenza evaporata, salina.

davanti alle mie gambe aperte e morbide,
magnifiche di strade e corde sbattute,
io non vedo che me
che godo di me 
ad alte frequenze.

venerdì 2 luglio 2010

Manifesta





nel recinto stava una vacca, di lupi e da lupi innamorata. e disturbata. finito l'omeprazolo decise, ancorché sobria, di curare altri aspetti della sua vita animale, forse più importanti o forse no. e assillata un giorno da questioni di noia e soldi, così andava dicendo:

gli umori della città li decide il traffico. 

MA L'ERBA VOGLIO NON CRESCE
NEPPURE NEL GIARDINO DEL RE

MA L'ERBA VOGLIO NON CRESCE
E IO NON SO IL PERCHE'


alla fine del post, solo tre cose le furono chiare: l'insofferenza per i puntini di sospensione, l'amore per le persone perbere e il dramma incompreso della vanità. 


(l'immagine non è di Magritte)

domenica 16 maggio 2010

Without you I'm something



la sperimentazione del dolore è tenere la guardia bassa quando sai che puoi spaccargli il culo. la chiave è la consapevolezza, sentirsi il centro del mondo solo istinto di miglioramento della vita. ché se arthur dent avesse saputo, col cazzo che s'avrebbe costruito la casa! ma questo è quanto rimane degli effetti spermografici di itunes. e quasi come eroine, ce ne stiamo piene, tossiche indipendenti nei giorni pari. la musica fa da placebo, ci modula e addormenta, corregge la fortuna. don't panic.

venerdì 19 giugno 2009

Tre riprese da tre minuti abbondanti

La scelta della location fu infelice: le città termali sono luoghi per vecchi rincoglioniti.
Era l’ultimo giorno dello stage di boxe a Chianciano Terme.
Da un bel po' di tempo uno che, a occhio, doveva essere un mediomassimo, mi guardava da lontano. “Perché no?” mi dico, “questa lezione è una noia.” Lo raggiungo, non c’è molto tempo. Mi viene incontro. Ha il passo leggero del pugile ballerino, di quelli che picchiano e poi scappano, di quelli che non rimangono. “Perfetto per l’occasione”, penso.
Da vicino è più bello.
“Ciao.”
“Ciao. ” sorriso luminoso, sguardo pulito, spalle come piacciono a me. “Ma quando combatti il piercing lo togli da lì?”
Sorrido. “No, tanto i pugni non arrivano, io le butto giù subito!” Mi diverte fare la spavalda. Lui ride. Chiacchieriamo: la passione per la boxe, l’adrenalina sul ring, il tempo delle riprese che non passa mai, che si fa più lento, 16 incontri, io 4, brescia, io palermo, lavoro, io studio, le fidanzate mi mollano perché sto sempre in palestra, ti capisco, la dieta è terribile, la fame del pugile è terribile, million dollar baby finisce male, sì ma l’inizio è figo, le ragazze della mia palestra sono maschi, cambia palestra, ho voglia di baciarti il piercing, spostiamoci, sposiamoci, intanto spostiamoci.

mercoledì 28 gennaio 2009

Sull'incomprensione

Laboratorio di analisi. Sala d’attesa colma di gente triste. Allo sportello l’impiegata è comprensibilmente scoglionata. Arrivo io. È luglio e sono bella da morire. Un po’ perché lo sono davvero, un po’ per la legge del contrasto. Sorrido beffarda a quelle facce gialline e penso “ se resto troppo tempo qui, mi ammalo”. Il mio turno arriva presto. Mi avvicino alla depressa, certa di averla già ben disposta con il mio profumo Cartier. “Vive la France”, penso mentre le si illumina finalmente lo sguardo. Mi chiede cosa devo fare e dico “test di gravidanza”. Si trasforma. Comincia a sorridermi con dolcezza. Ho già capito: è sensibile alla maternità e la menopausa precoce le fa vedere una meravigliosa pancia tonda in luogo del mio addome quasi piatto; sta disegnando un quadretto familiare perfetto ed è una cattolica bigotta, me lo sento. Mi porge il barattolo dove devo fare la pipì e sembra voglia dirmi “coraggio, vedrà che sarà la volta buona”. Vado in bagno molto divertita. Perché penso alla faccia che farebbe se le dicessi che il test mi serve per un incontro di boxe. Con il mio visino da donna mansueta potrei dirle “sa, il fottuto test che mi porta in questo posto orribile è il mio lasciapassare per il ring, dove mi giocherò il naso e forse pure il cervello. E poi scopo con le donne ultimamente, quindi… ”. Quando le consegno il contenitore è difficile non gridarle “la smetta di sorridermi, è pipì!”. Si risiede sulla sedia girevole, pigia veloce i tasti sulla tastiera e poi mi sussurra “posso farle avere il risultato più tardi, se vuole ”. È così fiera e contenta di mostrare il suo potere di sportellista a una donna che secondo il suo banale film spera di avere un figlio, che io non posso far altro che sfoderare il mio grazie più falso. E mentre penso “non hai capito un cazzo!” lei continua a fissarmi. Poi si infila una mano nel camice ed estrae un biglietto da visita che mi porge. C’è scritto Dott.ssa Carla Tarsi. Mi dice “chiamami, se ti va. Vorrei conoscerti meglio”. Il gay radar suona. Biascico un si. Non avevo capito un cazzo.