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sabato 22 settembre 2012

l'ultima pi vuol dire pentimenti


la regola delle undici pi è stato un esperimento. 
l'esperimento può dirsi perfettamente riuscito.
mi pento delle ridondanze. 
purtroppo tendo a ripetermi. purtroppo tendo a ripetermi.


sabato 25 febbraio 2012

post-moderno: i titoli non servono



la sbronza sistematica si accompagna ad individui poco interessanti - dice consuelo. 
beh! - dico io senza perplessità, come se avesse detto il cielo è molto spesso azzurro. 
solitamente dotati di passione per il calcio - aggiunge. 
e io: il calcio non esiste. 
beh! - dice lei senza perplessità, come se avessi detto che del suo amico al primo giro potevi intuire i corpi mammillari danneggiati e la prolungata assenza di allenamento.
è che io non sopporto lo sballo sprecato - continua - hai presente?
beh! - rispondo, come se avesse detto è che io non sopporto lo sballo sprecato, hai presente?
ma forse il punto è che molti funzionano meglio alterati, no? - mi chiede.
senza dubbio - annuisco, quasi intendendo beh! e aggiungo: senti il mio pensiero: comportamento distruttivo bla bla, infanzia bla bla, bisogno bla bla, sesso bla bla, le cose peggiori le fanno gli altri bla bla.
stai dicendo che sono una giudicante? - dice.
sto cercando di dimostrare la potenza del bla bla. - dico.
no, stai dicendo che faccio considerazioni partendo da concetti banali, che sono un'idiota che non sa un cazzo di niente, che piuttosto che pensare alle mie dipendenze da shopping e prozac mi metto a giudicare gli altri, perché nella mia minuscola visione del mondo cerco e trovo comportamenti peggiori dei miei, solo perché magari sono meno profumati dei miei, perché penso che il contenitore pieno di cicche fuori dai supermercati sia il segno puzzolente di una debolezza diffusa e volgare, e mi fa schifo e tristezza insieme, lo so, lo so. 
e io allora dico: wow! 

venerdì 10 febbraio 2012

the point is


nella deriva dell'elettronica, a guidare nella strada di ghiaccio che luccica, rincorsa dagli are you kidd... are you kidd… oh my! capisco poco e ballo molto, con nuovi concetti di percussione che mi suggeriscono di saltare, muovere e portarmi là. la rete di fitte trame, contraria alla riduzione d'identità, si scola litri di gbl diluiti con succo di pera. fresco, please. succo di pera. i'm not kidd… i'm not kidd… 
the point is, three points are. 
agli attacchi di danza di chi mi cura le forme applico il mio umore migliore, affascinata nel frattempo dalle notti di cristallo e dal figo che mi gira con le mani, sicuro: welcome! e ancora non mi durano i pensieri, avrei bisogno di… cerco un centro di gravità permanente ecc. ma due cose le so: le battaglie femministe del cazzo sono una contraddizione in termini e la pace dei sessi favorisce lotte più interessanti. over and over again.

martedì 20 settembre 2011

prospettiva con due punti di fuga


korsakoff, nonostante le apparenze, era nato in quella parte dell'europa accidentale che molti chiamano casa.
era uno normale: occhio languido nei bar, frustrazioni in vista e un gran bel sorriso.

come tanti, non faceva una minchia dalla mattina alla sera. con gli sconosciuti al bancone si vantava di poter passare tutta una notte sveglio a raccontarsi balle.  loro ridevano, lo guardavano e bevevano alla sua salute, contenti di quel ragazzo un po' cesso e un po' no.

consuelo si scopò korsakoff abbastanza in fretta, aveva un impegno alle otto.
lui si sarebbe ricordato per sempre le 52 parole post orgasmiche di lei:

"che poi noi, la gente, diamo un nome alle cose, le definiamo in base a quello che possiamo, sappiamo, spinti dalla necessità di non avere mai un briciolo di colpa per le stronzate che facciamo e non facciamo, come se la protezione garantita da una bugia fosse gratis, priva di conseguenze, migliore."

la sua faccia, invece, non la riconobbe manco il giorno dopo, quando tentò di abbordarla con la stessa frase delle ore sette della sera prima: "sai che posso stare tutta una notte sveglio a raccontarmi balle?"
consuelo lo ignorò. ma non per via della storia dei treni che passano una sola volta eccetera; no, quella non c'entrava niente, anche perché lo sanno tutti che i treni ripassano. ogni giorno.
lo ignorò e basta.
e al resto del bar, rumoroso e pieno, con i velvet underground sparati a mille, non gliene sbatté davvero un cazzo.

domenica 24 luglio 2011

il campione sono io



da recenti studi è emerso che tra l'aver capito tutto e il non aver capito un cazzo c'è uno spazio così: [ ]. la ricerca è partita da questa domanda: gli ermetici hanno rotto i coglioni? 
è certamente un grande idiota chi, per provare a dire qualcosa a due tre persone, dice cose incomprensibili al resto del mondo, sostiene mia nonna. 
è una questione di coraggio, intradice l'analista, che banalizza per mestiere.
a volte di poesia, sussurra un critico letterario traviato da ungaretti.
spesso è solo noia, dico io. perché nessuno dice niente a nessuno baby, è solo pieno di gente che cerca di scopare facendo dei lunghi soliloqui. 
io tendo a non ascoltare, dice baby. chiudi la bocca!

sabato 25 giugno 2011

l'importanza dell'aggettivo

balena
balena bianca
balena bianca innamorata

martedì 31 maggio 2011

carriere della sera

tracey emin 

trovi quello che cerchi. e tanto prima o poi lo capisci. il mio difetto in questo tipo di occupazione vitale è che sovrastimo, esponendomi così a delusioni che mi creano imbarazzo. ma in fondo si tratta solo e sempre della mia geometria, roba che studio da anni formulando teoremi e progettando castelli fighissimi in cui un giorno andrò a vivere. nel frattempo mister p mi ha invitata a cena e io ho pensato di finire il post con tre verbi ambigui che mi dilettano:
errare;
navigare;
contar.

giovedì 10 marzo 2011

e sono i giorni in cui ho dormito almeno sette ore



tra me e te avanzavano già due persone, perché aggiungerne un'altra? potresti pure rispondermi che tutto è lecito nell'illecito, certo.  o che, come ti dissi una volta, la promiscuità è solo una delle tante caratteristiche umane con l'accento sulla a. ma la cosa migliore che puoi fare è stare in silenzio, così come so che farai. mentre io continuerò a cercare il senso letterario delle parole, mezzo annoiata e mezzo innamorata, tra cinque o sei impegni facili e tre buone occasioni per leggere. perché non lo faccio mai abbastanza. e se ci metto il punto di domanda ti inganno. ma tanto alla punteggiatura non fa più attenzione nessuno. e io, che mi trattengo dal correggere in rosso le bolle di trasporto che mi passano davanti, non sono nient'altro che un'introversa che parla solo di sesso. e magari non sarà l'ultima stronzata che ti scriverò, ma è proprio vero quello che dici: ci sono giorni in cui io sono particolarmente bella. 

giovedì 9 settembre 2010

Analisi logica

- ricordati che le cose hanno l'importanza che tu gli dai.
- dai loro.
- quale oro?
- no, parlavo del complemento di termine.
- di termine???
- era plurale. 
- complementi di termini???
- nel senso che non era imperativo ed era senza l'apostrofo.
- cazzo dici, l'importanza vuole l'apostrofo!
- no! cioè sì, pero'… no, vedi, mi confondi, lì ci vuole l'accento! 
- sulla i, certo.
- è impossibile!
- ti dico che è così.
- parlavo della o!
- quale o???

venerdì 12 febbraio 2010

Sin T.

io non so niente. 
a parte che la venere non deve più nascermi intorno.
oggi apprezzo solo i venti. quelli violenti, di salisburgo, ad agosto.
l'assenza delle maiuscole può davvero rivelare tutto. alla tastiera continuerà
a mancare l'inchiostro, probabilmente. e al ring il tempo reale.
d'altronde neanche tu sai niente. 
a parte che l'austria continuerà davvero ad esistere.
posso andar via. e per quanto non mi piacciano i verbi spezzati, so che qua suona meglio così.
adiacenza insolita di consonanti.