nel sudore di sconosciuti che mi toccano e stancano
mi fermo nell'imbarazzo del dolore che non sento
e che potrei procurare.
chiusa a contare i passi nei pressi del blu,
lucida d'acque e calda di salti,
me ne sto non paga e pagata
a respirare a intervalli di tempo che so.
e a nascondere lo sguardo,
mentre mani da lavare
cercano e difendono e si allontanano da me,
tornano, partono
e poi si arrestano
sul mio seno umido di violenza evaporata, salina.
davanti alle mie gambe aperte e morbide,
magnifiche di strade e corde sbattute,
io non vedo che me
che godo di me
ad alte frequenze.