martedì 20 settembre 2011
prospettiva con due punti di fuga
korsakoff, nonostante le apparenze, era nato in quella parte dell'europa accidentale che molti chiamano casa.
era uno normale: occhio languido nei bar, frustrazioni in vista e un gran bel sorriso.
come tanti, non faceva una minchia dalla mattina alla sera. con gli sconosciuti al bancone si vantava di poter passare tutta una notte sveglio a raccontarsi balle. loro ridevano, lo guardavano e bevevano alla sua salute, contenti di quel ragazzo un po' cesso e un po' no.
consuelo si scopò korsakoff abbastanza in fretta, aveva un impegno alle otto.
lui si sarebbe ricordato per sempre le 52 parole post orgasmiche di lei:
"che poi noi, la gente, diamo un nome alle cose, le definiamo in base a quello che possiamo, sappiamo, spinti dalla necessità di non avere mai un briciolo di colpa per le stronzate che facciamo e non facciamo, come se la protezione garantita da una bugia fosse gratis, priva di conseguenze, migliore."
la sua faccia, invece, non la riconobbe manco il giorno dopo, quando tentò di abbordarla con la stessa frase delle ore sette della sera prima: "sai che posso stare tutta una notte sveglio a raccontarmi balle?"
consuelo lo ignorò. ma non per via della storia dei treni che passano una sola volta eccetera; no, quella non c'entrava niente, anche perché lo sanno tutti che i treni ripassano. ogni giorno.
lo ignorò e basta.
e al resto del bar, rumoroso e pieno, con i velvet underground sparati a mille, non gliene sbatté davvero un cazzo.
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