i cantanti non si pagano. cioè. non è giusto pagarli. a me capita per esempio di ascoltare una canzone e pensare meglio*. e allora mi dico: questa canzone l'avrei dovuta pagare perché qualcuno ci ha lavorato e io ne sto traendo un beneficio.
però.
quando ascolto una canzone che mi fa pensare peggio***, non mi dico: meno male che non l'ho pagata. ovvero, non elaboro un senso di rivalsa verso qualcuno che ci ha lavorato. quindi, ritenendo ingiusto questo stato di cose che crea uno scompenso sempre a favore del cantante, io mi sento legittimata a non pagare la musica. è dunque colpa della struttura mentale che sta dietro il mio personale giudizio emotivo ed estetico se il mercato discografico per sopravvivere deve vendere droga. o cose molto simili.
preciso: per effetto della distribuzione conservativa delle qualità artistiche nel mondo - da me teorizzata in questo istante - l'entità del risarcimento supererebbe sempre quella del guadagno.
* inteso in senso sintetico assoluto. ok ok, non so se esiste il senso sintetico assoluto, ma era per dire che quando scrivo pensare meglio mi riferisco anche a tutte le volte che ho scopato** grazie alla musica, come soggetto attivo e passivo (inteso in senso sintetico assoluto o ssa).
** inteso in ssa.
*** credo tu abbia capito.

