mercoledì 9 giugno 2010

che se ci tieni tanto puoi baciarmi ogni volta che vuoi


può capitare che magari stai tornando a casa e pensi "chissà giulia...".

e te lo domandi così, aumentando il volume dell'autoradio sulla canzone che ora ascolti più spesso, buttando uno sguardo al cielo della sera, respirando l'odore di sale che già arriva fin dentro la città.
scali di marcia, metti la freccia, ti spii nello specchietto, ti piaci, ti guardi negli occhi. e dentro la testa confondi paesaggi e sensazioni, sbronze e lingue. mischi tutto: il treno, la white widow sul canale, l'orangekerk, la bici, le metamorfosi,  l'aereo,
le felpe rosse e blu, il sushi bar, le donne che ti piacciono, quelle che tocchi, lecchi, desideri, odori.

non ti fai troppe domande, hai capito che non è così che funzioni, che sei stagionale e temporanea. ciclica. e tra il desiderio di andartene e quello di rimanere, lo sai, c'è sempre un'indecisione che sa di hashish.

avanzano cose da fare, come i centesimi sul comodino sotto la lampada. che quando li conti, a tempo perso, capisci che non fanno quasi mai la differenza.

il caldo comincia a infastidirti,  ti sta addosso, ti molesta finché non ti spoglia con violenza davanti alla finestra.

ancora giulia tra i pensieri. ti dici che starà bene, che avrà risolto casini e amori, corretto bozze e consegnato lavori in tempo. o risolto bozze e consegnato amori in tempo, tanto è uguale. sì.

a letto prendi allora la chitarra e ti canti che la notte non ha bisogno, che la notte fa benissimo a meno del tuo concerto, della durata di una stanza e nananananana nanana nanana.