presso alcune popolazioni del mediterraneo è ancora in uso, in determinate occasioni, la separazione dei generi sessuali. tale atavico costume fa sì che se stai con uomo puoi goderti la sua assenza il giorno della champions league, quello della partita a calcetto, quello delle prove con il gruppo, quello delle cene maschie, eccetera eccetera eccetera. che sì, ok, vieni anche invitata, però hai una risposta inconfutabile: cosa ci faccio amore? e menti spudoratamente dicendo che odi il calcio, che sai giocare solo a pallavolo, che tanto ci vediamo domani, eccetera eccetera eccetera. disgraziatamente, se stai con una donna…
- oggi ceniamo da paola. tutte donne, mollano i mariti e i fidanzati.
- mmh.. paola è una tua amica, io non..
- ma che c'entra? siamo tra noi.
- e, tra voi. amore, vai tu, io cosa ci faccio?
- come sarebbe a dire?
- ok (cazzo, cazzo, cazzo!).*
e mentre il gineceo si diverte con argomenti di cui non te ne può sbattere di meno, dentro di te succede di tutto, rimpiangi tutto, rinneghi tutto. ma il peggio deve ancora arrivare. perché il peggio è quando mogli, mamme, fidanzate e single, concentrate in una stanza, cominciano a parlare di sesso! a quel punto inizi a contare i passi che ti separano dalla finestra, studi il percorso con partenza dal divano nel quale sei costretta da due ore e mediti seriamente un'uscita di cena (volevo scrivere cena) molto cinematografica. le risate pudico-allusive di alcune, messo da parte il piano suicidio per ovvi motivi che sintetizzerò con la vita è troppo bella, ti fanno infine pensare ad un'operazione chirurgica risolutiva.
- dottoressa, voglio diventare un uomo.
- motivo?
- cene per sole donne.
- capisco.
ogni riferimento a cene realmente accadute è puramente casuale.
* tipico sfogo mentale derivante da repulsione incontrollabile per una storia saffica.

