mercoledì 28 gennaio 2009
Sull'incomprensione
Laboratorio di analisi. Sala d’attesa colma di gente triste. Allo sportello l’impiegata è comprensibilmente scoglionata. Arrivo io. È luglio e sono bella da morire. Un po’ perché lo sono davvero, un po’ per la legge del contrasto. Sorrido beffarda a quelle facce gialline e penso “ se resto troppo tempo qui, mi ammalo”. Il mio turno arriva presto. Mi avvicino alla depressa, certa di averla già ben disposta con il mio profumo Cartier. “Vive la France”, penso mentre le si illumina finalmente lo sguardo. Mi chiede cosa devo fare e dico “test di gravidanza”. Si trasforma. Comincia a sorridermi con dolcezza. Ho già capito: è sensibile alla maternità e la menopausa precoce le fa vedere una meravigliosa pancia tonda in luogo del mio addome quasi piatto; sta disegnando un quadretto familiare perfetto ed è una cattolica bigotta, me lo sento. Mi porge il barattolo dove devo fare la pipì e sembra voglia dirmi “coraggio, vedrà che sarà la volta buona”. Vado in bagno molto divertita. Perché penso alla faccia che farebbe se le dicessi che il test mi serve per un incontro di boxe. Con il mio visino da donna mansueta potrei dirle “sa, il fottuto test che mi porta in questo posto orribile è il mio lasciapassare per il ring, dove mi giocherò il naso e forse pure il cervello. E poi scopo con le donne ultimamente, quindi… ”. Quando le consegno il contenitore è difficile non gridarle “la smetta di sorridermi, è pipì!”. Si risiede sulla sedia girevole, pigia veloce i tasti sulla tastiera e poi mi sussurra “posso farle avere il risultato più tardi, se vuole ”. È così fiera e contenta di mostrare il suo potere di sportellista a una donna che secondo il suo banale film spera di avere un figlio, che io non posso far altro che sfoderare il mio grazie più falso. E mentre penso “non hai capito un cazzo!” lei continua a fissarmi. Poi si infila una mano nel camice ed estrae un biglietto da visita che mi porge. C’è scritto Dott.ssa Carla Tarsi. Mi dice “chiamami, se ti va. Vorrei conoscerti meglio”. Il gay radar suona. Biascico un si. Non avevo capito un cazzo.
lunedì 5 gennaio 2009
Se si deve essere solo felici...
Aridaje! Uno confessa di stare male e tutti ad elargire pacche sulle spalle! Un po’ di sana tristezza-malinconia-nostalgia fa bene! Ecco perché poi uno si imbarazza a dire che sta male, perché è tutto un invito a star bene, a sorridere (ma de ghè?), a festeggiare, a cazzeggiare. E ci sta, ma rivendico la mia libertà di struggermi, di fare le mie riflessioni pesanti. La vita è bella e blablabla, lo sappiamo tutti, e chi scrive è una viveur appassionata, ma se puede llorar un poquito ? Sempre meglio del sorriso ebete-buddista a tutti i costi, no?
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